Giornate Nazionali 2009 ENPA
Sabato 3 ottobre e domenica 4 ottobre, in concomitanza con la festività di San Francesco, torna in 250 piazze italiane la Giornata degli Animali, appuntamento ormai tradizionale dell’ENPA Ente Nazionale Protezione Animali onlus.
ENPA dedica la Giornata di quest’anno a un grande sogno: creare un centro per la riabilitazione di animali utilizzati nella sperimentazione e riuscire a trovare, anche per loro, chi li adotti e, finalmente, sostituisca con l’amore le strazianti sofferenze che hanno patito.
Per contribuire, basta poco: dal 20 settembre al 10 ottobre, infatti, con il numero unico 4.85.85 si dona a Enpa 1 euro con un sms da Tim, Vodafone, Wind, 3 e da telefoni di casa, oppure 2 euro con una telefonata da rete fissa Telecom Italia.
Enpa ha già individuato il luogo dove poter avviare il recupero e trovato la disponibilità entusiastica di comportamentalisti, medici veterinari, educatori e volontari selezionati. Ma per raccogliere i fondi necessari a realizzare l’apposita struttura e pagare le spese vive, è indispensabile l’aiuto di chiunque condivida questo sogno. Chiusi in gabbie anguste per tutta la loro infelice e dolorosa vita, gli animali che hanno subito la vivisezione avranno la possibilità di attutire le angosce più devastanti e sperare di trovare qualcuno che finalmente li aiuti, semmai possibile, a dimenticare, trattandoli con amore.
La Sezione Provinciale di Napoli organizzerà il banchetto in Via Scarlatti zona pedonale dalle ore 11.00 alle ore 18.00. Al tavolo sarà possibile, firmare petizioni, ritirare materiale informativo, acquistare gadget e lasciare un piccolo aiuto per gli animali in difficoltà nei rifugi.

Notizie sulla riabilitazione degli animali reduci dai laboratori
La riabilitazione degli animali reduci dai laboratori è iniziata nel 1997 con un progetto ideato dall’associazione “Vita da cani”. Esso si è occupato del recupero e dell’adozione di un gran numero di animali, soprattutto cani, ma non solo.
I cani utilizzati per la sperimentazione sono principalmente i beagle e questo per diversi motivi: sono cani resistenti e quindi si può infierire su di loro senza problemi; sono molto docili e tendenzialmente non si ribellano e non mordono.
I gatti sono molto meno usati per la sperimentazione e in Italia c’è un solo laboratorio che li utilizza.
Ogni anno vengono utilizzati in Italia circa un milione di animali di cui il 90% sono roditori (cavie, criceti, conigli, topi, ecc).
La prasi è quella di uccidere l’animale al termine della sperimentazione, ma in determinate circostanze, è possibile evitare la soppressione.
In primo luogo quando l’esperimento viene bloccato cioè quando viene riscontrata nella sperimentazione una grave irregolarità e quindi tutti gli animali presenti nello stabulario vengono ceduti.
Oppure quando viene validato scientificamente un metodo alternativo che non faccia uso di animali: questo esperimento per legge viene interrotto in tutta Europa e gli animali che dovevano essere utilizzati per esso vengono ceduti.
In altri casi può succedere che vengano bloccati i fondi per il proseguimento di una ricerca universitaria laddove erano stati già acquistati gli animali da destinare alla sperimentazione. A quel punto essi diventano un costo per l’Università che ben volentieri cede gli animali acquistati (se conservati in vita devono essere mantenuti, se uccisi diventano carcasse da smaltire e questo prevede ulteriori costi).
In Italia sono stati 117 gli esperimenti che sono stati bloccati negli ultimi 7 anni e 5164 gli animali che sono stati riabilitati.
In altri casi l’animale sopravvive semplicemente perché sottoposto ad un esperimento poco invasivo.
Ma vi è sempre una cosa fondamentale da tenere presente: tutti gli animali che provengono dai laboratori hanno bisogno di un periodo di riabilitazione in quanto la vita nello stabulario, anche se non viene effettuato un esperimento, produce dei notevoli danni a livello psicologico. Infatti già la semplice mancanza di stimoli che caratterizza la permanenza nello stabulario, fa sì che i normali stimoli della vita costituiscano un problema.
Questo periodo di riabilitazione varia a seconda della specie animale: per i cani ed i gatti il periodo medio è di circa 6 mesi, per i conigli invece è di 6 settimane, mentre per i roditori il periodo medio è di 6 giorni.
La vivisezione oggi
Eppure molti affermano che “la vivisezione non esiste più”. O non sanno di cosa parlano, o sono in malafede. “Vivisezione” non è solo il sezionare la rana viva, o gli atroci esperimenti del passato in cui i cani venivano legati con cinghie a una tavola e poi sezionati.
Oggi la vivisezione è ben altro. Molto peggio. È chiamata “sperimentazione animale” o “ricerca in vivo”, ma rimane, secondo la definizione del dizionario, “vivisezione”. La quale è per estensione “qualunque tipo di sperimentazione effettuata su animali di laboratorio che induca alterazioni a livello anatomico o funzionale, come l’esposizione a radiazioni, l’inoculazione di sostanze chimiche, di gas, ecc.” [Dizionario De Mauro, ed. Paravia].
È questo che milioni di animali ogni anno, nel mondo, subiscono nei laboratori: avvelenamenti con sostanze chimiche, farmaci e cosmetici compresi, induzione di malattie di ogni genere (cancro, sclerosi multipla, varie imitazioni dell’AIDS, malattie cardiovascolari, ecc.), esperimenti al cervello, esperimenti sul dolore, e molto altro.
L’antivivisezionismo scientifico ed etico
L’antivivisezionismo scientifico afferma che l’errore metodologico fondamentale della vivisezione è quello di considerare i risultati ottenuti su una specie animale validi per un’altra specie, compresa quella umana.
Il principale motivo per cui si continuano ad utilizzare gli animali negli esperimenti è la possibilità di dimostrare qualsiasi ipotesi. Se si vuole dimostrare che una sostanza è innocua è possibile farlo usando gli animali, ma sempre con gli animali si può dimostrare che la stessa sostanza è tossica.
Non è necessario neppure cambiare la specie: la sperimentazione su animali è una pratica talmente poco controllabile che anche utilizzando esclusivamente i ratti, è possibile ottenere risultati completamente diversi modificando solo leggermente le condizioni sperimentali.
Una delle dimostrazioni più eloquenti della disonestà della vivisezione è la seguente: mentre i tossicologi continuano a sostenere che roditori ed uomini sono così simili da permettere l’utilizzo di questi animali per testare le sostanze chimiche che verranno a contatto con l’uomo, i produttori di veleno per topi assicurano che i roditori sono così diversi dall’uomo (e dai suoi animali d’affezione) da offrire la possibilità di preparare veleni altamente specifici.
L’antivivisezionismo etico invece sottolinea soprattutto la discutibilità morale della vivisezione: ad esempio la sperimentazione in psichiatria e psicologia è caratterizzata da un atteggiamento assolutamente ipocrita. Si riconosce all’animale una vita mentale analoga a quella dell’uomo al punto tale da utilizzarlo negli esperimenti che riguardano la sfera psichica (depressione, ansia, psicofarmaci, psicosi indotte, ecc) salvo poi – effettuando la sperimentazione – non tenere in alcun conto i vincoli etici che dovrebbero derivare da questa analogia. L’animale è quindi uguale e diverso allo stesso tempo.
I metodi alternativi
Il concetto di alternativa alla sperimentazione animale risale ad una definizione elaborata nel 1959 e comunemente definita delle 3R: raffinamento, riduzione e rimpiazzamento. Con raffinamento s’intende il miglioramento delle tecniche sperimentali in modo da attutire la loro sofferenza; la riduzione si riferisce alla diminuzione del numero di animali usati, o all’aumento d’informazioni ottenute con lo stesso animale; il rimpiazzamento prevede la sostituzione dell’animale con l’utilizzo di metodi alternativi.
Di queste solo l’ultima R è davvero accettabile: da un punto di vista scientifico non ha alcun senso infatti continuare a sperimentare sugli animali cambiando solo il numero di animali o la specie o le modalità dell’esperimento.
La grande maggioranza degli esperimenti compiuti sugli animali sono quelli relativi ai test di tossicità obbligatori per legge, cioè quei test che dovrebbero accertare la pericolosità di una data sostanza chimica per l’uomo. Per questi sono state sviluppate diverse metodologie alternative:
colture di cellule e di tessuti umani, utilizzo di microorganismi, modelli matematici computerizzati, sistemi artificiali che simulano determinate parti del corpo umano.
Per quanto riguarda la sperimentazione didattica esistono ormai centinaia di metodologie alternative già validate come manichini e simulatori meccanici animali ed umani.
Per la ricerca biomedica l’unico studio valido è naturalmente quello effettuato direttamente sull’uomo attraverso l’osservazione, ovviamente rispettando rigorosamente i limiti imposti dall’etica. Estremamente importanti sono ad esempio l’epidemiologia, che studia la frequenza e la distribuzione delle patologie nella popolazione e la statistica che si occupa del trattamento dei dati numerici derivanti da un gruppo d’individui.
Un gran numero d’informazioni si possono ottenere anche dalle autopsie e dalle biopsie.

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