Vegetarian Party

Libreria Ubik

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VENERDÌ 26 FEBBRAIO ORE 18,00

Proiezione del film documentario e dibattito

Raddoppiati in tre anni in Italia, da 3 a 6 milioni. Diete senza carne e pesce, uno stile salutista, un pensare etico o una moda? Qual è la situazione dei vegetariani oggi in Italia e chi sono i Vegetariani?”

Attraverso un viaggio per la penisola alla ricerca di vegetariani famosi e non, il film cerca di evidenziare gli aspetti fondamentali di una scelta alimentare a cui si avvicina un numero di persone sempre maggiore.

Se diventi vegetariano …

  • risparmierai la vita e la sofferenza a migliaia di animali;
  • vivrai più a lungo ed avrai meno malattie;
  • non contribuirai alla distruzione delle foreste, all’inquinamento dell’aria, dell’acqua  e del suolo;
  • non  parteciperai ad un spreco  incommensurabile di acqua e di risorse alimentari a discapito dei paei più poveri del  pianeta;
  • contribuirai concretamente a debellare la fame nel mondo;

ti sentirai parte di un movimento etico verso un futuro di pace e di scelta non- violenta.

Interverranno:
Cristiano Ceriello, Coordinatore Nazionale del Partito Animalista Italiano
Chiara Catapano, Responsabile Animals Asia Foundation Napoli
Michele Scotto di Santolo, Commissario Straordinario della Sez. Prov. ENPA Napoli

L’incontro è organizzato da:
ENPA – Ente Nazionale Protezione Animali onlus

Nulla darà la possibilità di sopravvivenza sulla terra, quanto l’evoluzione verso una dieta vegetariana. A. Einstein

Il consumo di carne è oggi strettamente correlato agli allevamenti intensivi.
Tale pratica è in uso in tutti i paesi sviluppati: la gran parte della carne, dei prodotti caseari e delle uova viene ottenuta in questo modo.

Per allevamento intensivo si intende una forma di produzione zootecnica che utilizza metodologie industriali e scientifiche per ottenere la massima quantità di prodotto al minimo costo: lo scopo di soddisfare la crescente richiesta di prodotti di origine animale abbattendone i costi, in modo da rendere questa categoria di prodotti adatta al consumo di massa.

Negli allevamenti è concentrato un enorme numero di animali in spazi estremamente ristretti e viene fatto un uso massiccio di farmaci. Se poco viene reso noto riguardo alle condizioni in cui vivono gli animali negli allevamenti, pochi sospettano che questa pratica di sfruttamento (e quindi il consumo di carne che ne deriva) è tra i maggiori responsabili dei più gravi problemi dell’ambiente.

1. Inquinamento – deiezioni

Gli animali allevati in Italia negli allevamenti intensivi producono 19 milioni di tonnellate di reflui e di questi circa il 60% finisce nel mare Adriatico. Insieme con i liquami vengono rilasciati nell’Adriatico anche tutti i farmaci (legali o illegali) continuamente somministrati agli animali. Nel mare Adriatico infatti è in aumento il fenomeno dell’eutrofizzazione e cioè della crescita di alcune alghe, con la connessa mucillaggine che determina una vera e propria morte del mare. Sono molto poche le persone che sulla riviera romagnola riescono a comprendere il  nesso di causa effetto tra la mucillagine e la tipica piadina al prosciutto.
Nelle fattorie esistenti fino a 50 anni fa, il numero di animali era limitato ed il letame prodotto utilizzato per concimare i campi in un equilibrio ecosostenibile.

2. Alimentazione carnea ed effetto serra

Uno studio dell’Istituto Nazionale di Scienze dell’Allevamento giapponese  ha stimato che ogni taglio di carne di manzo da un chilogrammo causa la produzione di tanto biossido di carbonio quanto un tragitto di 250 chilometri percorso da una vettura di media cilindrata e brucia l’energia sufficiente a tenere accesa per 20 giorni una lampadina da 100 watt.
Il bestiame produce il 18% dei gas serra: un quantitativo maggiore a quelli emessi dai trasporti nel loro complesso.

3. Lo spreco d’acqua

La carenza d’acqua sul pianeta costituisce un allarme mondiale: ma cosa c’entra questo con il mangiare carne? Purtroppo c’entra, in quanto il consumo di carne incide fortemente sullo spreco delle risorse idriche del pianeta.
Facciamo qualche calcolo: 1 Kg di carne è costato all’ambiente 3.150 litri d’acqua includendo quella che è servita per la produzione di mangime, l’acqua bevuta dall’animale (50 litri al giorno) e quella usata per la pulizia degli allevamenti, del mattatoio, ecc.

4. Alimentazione carnea e fame nel mondo

Capita spesso che un vegetariano sia sottoposto alla fatidica domanda: “Con tutti i bambini che muoiono di fame nel mondo, tu pensi agli animali?” Evidentemente chi cucina cotolette e braciole lo fa con il pensiero fisso sui bambini denutriti. La sua preoccupazione tuttavia non è sufficiente per apportare un qualche sollievo ai paesi sottosviluppati; anzi se approfondiamo la questione possiamo scoprire delle cose estremamente interessanti.

Nonostante circa 800 milioni di persone di questo pianeta soffrano la fame o siano affette da malnutrizione, la maggior parte dei raccolti di mais e soia coltivati finiscono a nutrire bestiame, maiali e galline.

Per produrre 1 kg di carne bovina (ne serve un po’ meno per la carne suina) occorrono circa 12/13 chili di proteine vegetali costituite da cereali, legumi, ecc. Quindi un italiano che mangia in media 85 Kg di carne in un anno, è come se mangiasse circa 1000 Kg di cereali. Con lo stesso quantitativo di proteine si potrebero sfamare 10 persone. Inoltre il 90 % della soia ed il 95% del mais prodotti nel mondo che servono a sfamare gli animali, provengono dal sud del mondo. Quindi i cereali prodotti nei paesi  poveri, non finiranno nelle ciotole del bambino denutrito, ma verranno esportati per alimentare gli animali che finiranno nei piatti  dei consumatori benestanti.  Ad esempio in Etiopia nel 1984 la fame uccise alcune migliaia di persone: l’opinione pubblica guardava sgomenta i telegiornali che mandavano in onda le immagini di migliaia di bambini  ormai ridotti pelle ed ossa,  ma ben pochi sapevano che proprio quel paese stava utilizzando parte dei suoi terreni agricoli per la produzione di foraggio da esportare in molti paesi europei.

5. Consumo di carne e foresta amazzonica

A partire dal 1960, in Brasile, Bolivia e Colombia sono stati bruciati o rasi al suolo decine di milioni di ettari di foresta (oltre un quarto dell’intera estensione delle foreste centroamericane)  per far posto a pascoli per bovini. Per dare un’idea delle dimensioni del problema, si pensi che ogni hamburger importato dall’America Centrale ha comportato l’abbattimento e la trasformazione a pascolo di sei metri quadrati di foresta amazzonica.

Il rapporto di Greenpeace  che mette in evidenza tale situazione, si intitola significativamente “Slaughtering the Amazon” (“Amazzonia che macello!” nella versione in italiano).

6. Allevamenti intensivi e virus

Per consentire agli animali di sopravvivere ammassati in condizioni spaventose, essi vengono costantemente sottoposti alla somministrazione di farmaci innanzitutto antibiotici ed antimicotici. Naturalmente tali farmaci finiscono accumulati in dosi massive nelle loro carni e quindi passano ai consumatori. Questo fatto provoca fenomeni di intossicazione lenta e soprattutto aumenta la resistenza dei virus e dei batteri. Ragion per cui la medicina per debellare le infezioni degli esseri umani è costretta a mettere a punto ed a ricorrere a farmaci sempre più potenti e quindi tossici.

7. Vegetarianesimo e pacifismo

Nel 1952 per impulso di Aldo Capitini, docente di filosofia morale dell’Università di Perugia, nacque  la Società Vegetariana.  Il filosofo pacifista, partendo dalla convinzione che il sostentamento umano non può basarsi sulla morte di altri esseri viventi, cominciò a riflettere sul vegetarianesimo come scelta consequenziale al suo impegno nonviolento.

Secondo Capitini “il vegetarianesimo contribuisce al progresso morale perché fonda nell’uomo una solidarietà con tanti esseri che prima teneva per cose, e sviluppa un senso corale della vita non egocentrico”.

Anche Gandhi, che molta fiducia riponeva nel futuro e nell’intelligenza degli uomini, affermò: “Sento che il nostro progresso spirituale ci porterà inevitabilmente a smettere di uccidere gli animali, per soddisfare esigenze materiali.”

Nel vegetarianesimo il concetto di non-violenza viene esteso anche agli animali. In questo caso si tratta della filosofia della non-violenza più completa che possa esistere, una non-violenza integrale che abbraccia tanto il regno umano quanto quello animale, da cui, non dimentichiamolo, facciamo parte.

E’ la visione di una società integralmente nonviolenta,  in cui vi sarà l’uomo nuovo che recupera pienamente la sua dignità e non teme di comprometterla nel riconoscimento di fraternità con tutti gli esseri che condividono con lui il pianeta.

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