Le fattorie della bile

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Sofferenza e dolore non hanno peso, forma, né dimensioni.
Sofferenza e dolore non hanno colore, non hanno bandiera né confini geografici.
Sofferenza e dolore non discriminano nessuno, ma devastano senza fare alcuna distinzione.
Chiunque, dovunque, comunque.
Jill  Robinson

Esistono luoghi chiamati “Fattorie   della bile”.
In questi posti circa 10.000 orsi sono tenuti prigionieri e conducono la loro sventurata esistenza collocati orizzontalmente in gabbie strette quanto il loro corpo  e restano immobili, in questa posizione, che deforma le loro ossa, anche per  15 / 20 anni. Nel loro addome viene impiantato un catetere da cui per due volte al giorno si procede alla mungitura della bile, operazione che provoca  inimmaginabili sofferenze. La ferita nel loro addome si infetta con molta frequenza, così come si infettano le ferite dovute alle automutilazioni che l’orso si  infligge.

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La  tempra forte di questi animali tuttavia, li costringe a rimanere in vita per anni fino a quando la loro cistifellea non è più in grado di produrre bile. I loro aguzzini decidono a questo punto di porre  fine a questa tortura, ma non senza avere compiuto l’ultima brutalità: amputare le zampe degli orsi quando sono ancora in vita per conservarne il potere curativo. Solo allora la morte arriva  per dare un po’ di pace e di riposo a queste martoriate creature.

Questa descrizione, che può sembrare il frutto  della fantasia di una mente  sadica e perversa, è in realtà ciò che avviene  quotidianamente in Cina, in Vietnam ed in Corea dove la bile d’orso è usata come  farmaco, con proprietà antinfiammatorie, dalla medicina tradizionale orientale.
La sperimentazione scientifica ha dimostrato che esistono almeno una cinquantina di rimedi sintetici o di erboristeria che hanno i medesimi effetti curativi.

La bile dell’orso asiatico, detto della luna per la splendida falce color miele che orna il suo petto, è usata dalla medicina cinese da oltre 3000 anni. Per secoli gli orsi sono stati cacciati per usufruire degli effetti benefici della loro bile. Quando negli anni 70 l’orso della luna è stato dichiarato specie protetta, non è stato più possibile dare loro la caccia. Proprio in seguito al divieto di uccidere gli orsi, sono nate negli anni 80 le fattorie della bile.  Potendo estrarre la bile senza dovere uccidere l’animale, questa è diventata un fruttuoso business e viene usata oltre  che per le proprietà farmacologiche  anche per produrre shampoo, lozioni, creme, candele profumate, ecc.

Per anni pressoché nessuno era a conoscenza di cosa avvenisse nelle fattorie della bile fino a quando nel 1993 una coraggiosa donna inglese di nome Jill Robinson si recò a visitare uno di questi luoghi unendosi ad un gruppo di commercianti giapponesi. Mentre il proprietario del posto, mostrava orgoglioso ai visitatori la preziosa sostanza terapeutica, Jill si allontanò dal gruppo per scendere nel seminterrato dove si trovavano gli orsi.
Una volta abituata all’oscurità, lo spettacolo che apparve ai suoi occhi, fu tremendo: una ventina di orsi erano imprigionati in strettissime gabbie simili a bare.
“Avevano il corpo pieno di piaghe e un catetere infilzato nell’addome: alcuni, resi pazzi dal dolore, sbattevano il cranio contro le gabbie fino a procurarsi orribili ferite; altri, si erano spaccati i denti mordendo il ferro. Dalle sbarre vidi spuntare una zampa gigantesca e, inconsapevole dei rischi che correvo, volli toccarla. Allungai la mano, l’orso me la strinse dolcemente. Allora gli promisi che sarei tornata e che l’avrei salvato”.
da La Repubblica “Nei lager degli orsi” di P. Del Re.

Da quel giorno, Jill Robinson ha dedicato tutta la sua esistenza al salvataggio degli orsi delle fattorie; nel 1998 nasce Animals Asia Foundation (AAF); nel 1999, a 200 km dalla città di Chengdù, viene aperto un Centro di riabilitazione pronto ad accogliere gli orsi liberati.

Nel giugno  del 2000, dopo 7 anni di faticosi negoziati, AAF e il China Wildlife Conservation Association finalmente giungono a un accordo con le autorità cinesi. Questo consente  alla Fondazione di liberare fino a 500 orsi mentre il governo cinese s’impegna a  non rilasciare nuove licenze per aprire altre fattorie. Fino ad oggi gli orsi liberati  da Jill Robinson sono 247.
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Uno dei primi orsi che ha fatto il suo arrivo  al Centro è stato Andrew.
Fino a quel momento non si poteva immaginare quale sarebbe stata la reazione di questi giganti una volta liberati da quelle gabbie dove erano stati torturati ed immobilizzati per anni.  L’atteggiamento docile e la grande voglia di vivere di Andrew sono stati di grande importanza  per il lavoro di Animals Asia in quanto ha dato modo di comprendere che recuperare fisicamente e psicologicamente questi animali  era possibile. Andrew è diventato ambasciatore di Animals Asia e la sua foto ha fatto il giro del mondo. Nel febbraio del 2006, a causa di un grosso tumore         all’ addome, il gigante buono ha cessato di vivere. Sulla sua tomba qualcuno ha scritto: “Noi non saremo più deboli senza Andrew, ma più forti grazie a lui”.

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Il lavoro di liberazione e recupero  degli orsi  particolarmente difficile e faticoso.
Gli orsi portati via dalle fattorie arrivano al Centro di Animals Asia  in condizioni pietose.  Ogni orso necessita di costosissime cure e di un intervento chirurgico per estrarre il catetere impiantato nell’addome.  Una volta risolti i problemi fisici più urgenti, è necessario sottoporli a una riabilitazione fisica per ridurre i danni provocati da anni e anni d’immobilità. Tuttavia il miracolo più grande che l’equipe di AAF compie è quello di ridare loro la gioia di vivere e la fiducia nell’essere umano. Questa impresa appare tanto più ardua se si pensa che gli orsi provenienti dalle fattorie mostrano atteggiamenti psicotici con movimenti stereotipati (molti di loro passano tutta la giornata a sbattere la testa sulle sbarre della gabbia) e comportamenti autolesionisti e suicidari  (divorano le loro stesse zampe o  si estraggono gli intestini dall’addome).
AAF riesce a realizzare tutto questo unicamente grazie alle donazioni. In tutto il mondo si vanno costituendo “support groups” che aiutano e sostengono Animals Asia organizzando eventi e manifestazioni di vario genere allo scopo di raccogliere fondi, sensibilizzare e informare la gente.

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Guarda il video  http://it.youtube.com/watch?v=NTUzpAsDPmA

Visita il sito  www.animalsasia.org

Per maggiori informazioni e chiarimenti contatta
Chiara Catapano
Responsabile Support Group Napoli per Animals Asia Foundation
chiara.catapano@gmail.com